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	<title>Merak</title>
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	<description>crociere sub in Mediterraneo</description>
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		<title>Merak</title>
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		<title>articoli: Aqua 2004</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 17:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>merakcrociere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[AQUA – n°199 Luglio 2004 &#8211; Mediterraneo – testo e foto di Paolo Fossati TESORI NASCOSTI Al largo della Sicilia, in acque internazionali, secche e banchi conosciuti solo a pochi lupi di mare. Immersioni là dove si dice si riproducano anche gli squali bianchi. Nel nostro immaginario collettivo gli ambienti vergini  incontaminati (parola ormai assolutamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=merakcrociere.wordpress.com&amp;blog=3127573&amp;post=15&amp;subd=merakcrociere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AQUA – n°199 Luglio 2004 &#8211; Mediterraneo – testo e foto di Paolo Fossati</p>
<p>TESORI NASCOSTI</p>
<p>Al largo della Sicilia, in acque internazionali, secche e banchi conosciuti solo a pochi lupi di mare.</p>
<p>Immersioni là dove si dice si riproducano anche gli squali bianchi.</p>
<p>Nel nostro immaginario collettivo gli ambienti vergini  incontaminati (parola ormai assolutamente anacronistica) sono ubicati in luoghi lontanissimi e sperduti.  Potrete quindi immaginare quanto sia amara la sorpresa di un subacqueo, quando, arrivato dopo un lungo, estenuante e costoso viaggio,</p>
<p>dall’altra parte del pianeta scopre che la località vergine tanto sognata non esiste più.  A volte, invece, succede che i nostri sogni si esaudiscano in modo inaspettato in luoghi più prossimi di quanto si potesse immaginare.  Per lungo tempo ho sognato un Mediterraneo incontaminato, avventuroso e ho sempre pensato che ormai non esistesse più.  Mi sbagliavo, perchè il cuore del Mare Nostrum è ancora tale da poter stupire ed è molto più vicino di quanto si creda.  Immergersi in questi luoghi straordinari e verificare che sono così protetti dalla natura stessa fa ben sperare per il futuro del nostro bistrattato mare.  Affrontare questo tipo di crociere richiede imbarcazioni adeguate e persone realmente preparate a sostenere la forza del mare.  L’unico uomo che io sappia sia in grado di accompagnare con sicurezza in questi luoghi è Filippo La Ciura.  Come nessun altro conosce i banchi, insieme ai loro trascorsi e alle storie dei mille naufragi avvenuti.  A bordo del Merak, il suo Yacht da 24 metri, scordatevi il lusso delle attuali navi da crociera del Mar Rosso.  Qui le cabine sono piccole, si mangia il pesce che si pesca ma, questo è certo, si vive il mare.  Tutto per immergersi in luoghi realmente incontaminati, frequentati da pochi, molto fortunati, subacquei.</p>
<p>Per farvi capire meglio cosa intendo dire, vi racconterò un piccolo aneddoto : accadde dopo cena, tutti seduti intorno a un tavolo chiassoso, a poppa de Merak, nostra casa durante quest’insolita avventura.</p>
<p>Si ride, si scherza, c’è un gran fracasso, siamo tutti molto gratificati dalle stupende immersioni che stiamo facendo e dal fatto di essere assolutamente soli in mezzo al mare.  La barca va, con il pilota automatico inserito.  Filippo, il capitano, è con noi, sta raccontando uno degli innumerevoli e incredibili episodi che un lupo di mare come lui ha vissuto, sfoderandolo da quel cilindro di ricordi riesumati continuamente, rendendo il passato e il presente un tutt’uno.  Improvvisamente si alza di scatto, senza apparenti motivi, e scompare qualche minuto nella cabina di comando.  Pensiero di tutti : comportamento bizzarro.  Fatto accaduto : nel marasma generale è riuscito a captare il segnalatore acustico che avvisa di stare attenti all’oggetto galleggiante sulla nostra rotta, quattro miglia più avanti.  Quando dico dormire sonni tranquilli in mare, io intendo questo.  L’imbarco avviene al porto di Trapani.  “Scusi, il signor Filippo La Ciura?” chiedo io.  “Non c’è il signor” mi risponde un uomo a bordo del Merak “Ma se è Filippo che cerca, quello si, sono io”.  Questo è il suo biglietto da visita.<br />
Una vera catena montuosa subacquea</p>
<p>65 miglia da Favignana, un’intera notte di navigazione al ritmo lento del Merak.<br />
Banco Skerki è una vera catena montuosa subacquea, che da 150/180 metri di profondità risale in prossimità della superficie.</p>
<p>Trenta centimetri è il punto più basso, chiamato punto zero dai pescatori, segnalato sulle carte nautiche come Scoglio Keith.</p>
<p>Fin dai tempi dei romani sono documentati terribili sconvolgimenti tellurici ed eruttivi che hanno modificato, nel corso dei millenni, la piattaforma sommersa, originando isole vulcaniche, come Pantelleria e catene sommerse, come Skerki.  Potete immaginare quante navi siano affondate a causa di quest’irregolarità del fondo marino, la presenza di numerose ancore tuttora intatte è testimonianza dei numerosi relitti romani e cartaginesi, dell’ottocento e ancora più moderni.</p>
<p>Durante la seconda guerra mondiale questo breve tratto di mare fu soprannominato “rotta della morte”, perchè dal mese di novembre del ’42 al mese di maggio del  ’43 si svolse un’intensa battaglia tra le forze alleate e le forze dell’asse, che portò all’affondamento di oltre 100 navi.  Nonostante siano soprattutto i cacciatori subacquei a frequentare questo luogo, possiamo affermare che si tratti di una zona quasi incontaminata.  Le forme di pesca tradizionale sono inattuabili, considerata la conformazione del fondale, e le reti a strascico sono sconosciute a questi pesci.  Il banco si trova in acque internazionali, quindi, in un certo senso del tutto privo di tutela.</p>
<p>In realtà non esistono altri luoghi così salvaguardati nel Mediterraneo : ci troviamo di fronte a un vero e proprio vivaio; si ipotizza che qui si riproducano additittura gli squali bianchi, avvistati più volte.</p>
<p>Le onde e le correnti sono i guardiani di questo straordinario luogo, per più di trecento giorni all’anno.  Skerki può essere considerato l’ultimo baluardo di un Mediterraneo che non esiste più.  Un ecosistema ancora intatto e vergine, dove si può fare qualsiasi tipo d’incontro.<br />
La parte superiore delle rocce ricorda un prato inglese</p>
<p>Il punto affiorante, è spesso investito da correnti fortissime, specialmente in superficie.  Enormi massi si accavallano uno sull’altro, sovrapponendosi, fino a 50 metri di profondità.  La parte superiore delle rocce ricorda un prato inglese : un’esplosione di vita vegetale che conferisce al fondale un aspetto completamente verde, a perdita d’occhio.  Moltissimi sargassi e laminarie spiccano sulle più comuni alghe mediterranee.  Le zone verticali delle rocce rivelano le migliori caratteristiche coralligene che il Mare Nostrum possa offrire : paramuricee, eunicelle, falso corallo nero, spugne d’ogni specie e colore, alcionari, tunicati, briozoi, tra cui il raro Cladopsamnia rolandi.  Il substrato è ricoperto d’ogni forma di vita, colorata ed esplosiva.  A –10 metri appare una vasta distesa di bassi canaloni rocciosi completamente colonizzati da migliaia d’esemplari di Anemonia sulcata.</p>
<p>Le aragoste di Biddlecombe Patch</p>
<p>I pescatori chiamano questo punto, il Biddlecombe Patch, “il sette metri”, tale è la profondità del sommo.  Costituisce un ottimo punto per l’ancoraggio notturno (sempre visto nel contesto della situazione).  Un vasto pianoro roccioso degrada tutto intorno con grossi massi, ripetendo le scenario descritto in precedenza.  Regina di quest’immersione è l’aragosta : moltissime le tane abitate dal nobile crostaceo, insidiato dai pescatori tunisini e dai subacquei.  Nelle tane più anguste capita di vedere numerose coppie d’antenne che fanno capolino, mentre altre volte le aragoste scorrazzano liberamente, incuranti della presenza del subacqueo.</p>
<p>Grossi esemplari di cernie e corvine fanno compagnia ai crostacei mentre in acqua libera dentici enormi nuotano guardinghi.  Frequente la presenza di uno dei gasteropodi più grandi e belli del Mediterraneo : Charonia nodifera.</p>
<p>Un panettone dai favolosi contrasti cromatici</p>
<p>Grosso panettone con il sommo a circa 18 metri di profondità.  Tutto intorno ripide pareti verticali cadono perpendicolari fino a 40/45 metri di profondità.  Il margine superiore della cigliata è ricoperto di estese colonie di Parazoanthus axinellae e Astroydes calycularis che, con il loro colore arancione, danno origine a un incredibile contrasto cromatico con le verdi alghe adiacenti.  Rose di mare enormi, spugne, eunicelle e grosse paramuricee si districano nel raro spazio lasciato a disposizione dai madreporari.</p>
<p>Anche qui frequenti le cernie e le aragoste, mentre sul sommo una nuvola di castagnole fittissima impedisce di scorgere l’azzurro del mare.  Un’immersione straordinaria che mi ha lasciato un ricordo indelebile.</p>
<p>Il Banco Talbot nel cuore del Mediterraneo<br />
Ci troviamo a 38 miglia da Scherchi in direzione sud-est, 35 miglia da Favignana e 40 miglia da Pantelleria.  Il fondo è piatto, molto chiaro, d’origine vulcanica.  L’ancora a circa 15 metri di profondità.</p>
<p>Tutto intorno degrada con lunghe creste parallele fra loro : si originano paretine verticali e piccoli tetti ombrosi colonizzati da Astroydes calycularis, Parazoanthus axinellae e molti poriferi.</p>
<p>Sulle superfici illuminate la solita esplosione di alghe e laminarie, intervallate da posidonia.</p>
<p>Aragoste, scorfani, ricciole, murene sgusciano tra le moltissime Eunicelle singularis del fondo.  Frequenti sui corridoi sabbiosi le torpedini e le aquile di mare.</p>
<p>Il sommo ricoperto di Eunicella singularis</p>
<p>Il Banco Pantelleria si trova a 21 miglia dall’omonima isola.  Ancora a 14 metri su fondale piano chiarissimo, completamente colonizzato da migliaia d’esemplari d’Anemonia sulcata.  Di fronte all’ancora una bella caduta fino a 32-35 metri con grandi spugne Axinella verrucosa e Axinella polypoides, molte altre spugne multicolore, astroydes, alghe.  A circa 25 metri di profondità un sommo pianeggiante è completamente coperto da una fittissima foresta di Eunicella singularis, come non le avevo mai viste.  Ricciole, murene, tordi, pochi altri pesci;  qui probabilmente la vicinanza a Pantelleria permette un’attività di pesca più costante.</p>
<p>Banco Avventura sulla strada per le Egadi</p>
<p>Siamo sulla strada del ritorno verso le Egadi, a 26 miglia da Favignana.  Una nettissima cigliata origina una lunga parete tra i 18 e i 30 metri di profondità.  Troviamo acqua freddissima, sporca e corrente molto forte.  Sono gli imprevisti del mare aperto, sul fondo sembra di essere in pieno inverno : pochissima luce e freddo cane.  La luce illumina una parete di mare nordico, milioni d’esemplari di madreporari si contendono lo spazio : anemoni gioello (Corynactis viridis), Leptosamnia pruvoti, Astroides calycularis.   I tentacoli semitrasparenti di svariati colori sembrano petali di fiori agitati dal vento e sono sormontati qua e là da enormi rose di mare.  Una parete unica e straordinaria dove il 105 macro diventa strumento straordinario e insostituibile, peccato che al momento non sia con noi!</p>
<p>Ferdinandea, l’isola erosa dal moto ondoso</p>
<p>Non siamo stati su questi banchi ma li citiamo per completezza.  Forse sono i più noti, perchè legati alla storia della famosissima Isola Ferdinandea, che alcuni identificano con Banco Graham, altri con Banco terribile.  Nel mese di giugno del 1831 una serie di fenomeni vulcanici e tellurici sconvolsero il Canale di Sicilia portando all’emersione di un’isola che raggiunse la massima altezza di 63 metri e 4800 metri di circonferenza.</p>
<p>Negli anni successivi, l’isola fu erosa dal moto ondoso fino a scomparire del tutto.  Attualmente si ritiene che quello che resta dell’isola è un cono vulcanico a sud-est di Graham, con una base di circa 500 metri, che arriva a circa 25 metri dalla superficie.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/merakcrociere.wordpress.com/15/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/merakcrociere.wordpress.com/15/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/merakcrociere.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/merakcrociere.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/merakcrociere.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/merakcrociere.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/merakcrociere.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/merakcrociere.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/merakcrociere.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/merakcrociere.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/merakcrociere.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/merakcrociere.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/merakcrociere.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/merakcrociere.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/merakcrociere.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/merakcrociere.wordpress.com/15/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=merakcrociere.wordpress.com&amp;blog=3127573&amp;post=15&amp;subd=merakcrociere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>articoli: Il Subacqueo 2003</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 16:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>merakcrociere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[IL SUBACQUEO – N°367 – Dicembre 2003 UN BANCO NEL CANALE In pieno Canale di Sicilia si innalza una &#8220;montagna&#8221;: è il Banco Scherchi, una dorsale che sale dalla profondità di 180 metri fino a 30 centimetri dalla superficie. Difficile da raggiungere, riserva però immersioni in un mare che s’è solo qui. DI PAOLO FOSSATI [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=merakcrociere.wordpress.com&amp;blog=3127573&amp;post=12&amp;subd=merakcrociere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://merakcrociere.files.wordpress.com/2008/03/ilsubacqueo.jpg" title="ilsubacqueo.jpg"><img src="http://merakcrociere.files.wordpress.com/2008/03/ilsubacqueo.thumbnail.jpg?w=500" alt="ilsubacqueo.jpg" align="left" /></a><a href="http://merakcrociere.files.wordpress.com/2008/03/paginasubacqueo.jpg" title="paginasubacqueo.jpg"><img src="http://merakcrociere.files.wordpress.com/2008/03/paginasubacqueo.thumbnail.jpg?w=500" alt="paginasubacqueo.jpg" align="right" /></a>IL SUBACQUEO – N°367 – Dicembre 2003</p>
<p>UN BANCO NEL CANALE</p>
<p>In pieno Canale di Sicilia si innalza una &#8220;montagna&#8221;: è il Banco Scherchi, una dorsale che sale dalla profondità di 180 metri fino a 30 centimetri dalla superficie. Difficile da raggiungere, riserva però immersioni in un mare che s’è solo qui.</p>
<p>DI PAOLO FOSSATI – DISEGNI DI FRANCESCO TURANO</p>
<p>Banco Scherchi è una dorsale subacquea molto estesa che si trova a circa sessanta miglia dall’isola di Marittimo, in sostanza nel bel mezzo del canale di Sicilia. E’ un nome pressoché sconosciuto alla maggior parte dei subacquei. Le notizie reperibili sul leggendario banco sono rarissime e frammentarie; anche Internet, sempre così abbondante d’informazioni, in questo caso scarseggia. Persino il nome è un dilemma, alcune carte nautiche riportano Skerki, altre Scherchi. La curiosità e l’emozione prima della partenza sono intense, alimentate dall’alone di mistero e dai racconti quasi fantastici delle persone che l’hanno visto.</p>
<p>Si tratta di un luogo incredibile, una vera catena montuosa subacquea, che da 150-180 metri di profondità risale fino in prossimità della superficie. Trenta centimetri è il punto più basso, chiamato &#8220;punto zero&#8221; dai pescatori, segnalato sulle carte nautiche come Scoglio Keith. Fin dai tempi dei romani sono documentati terribili sconvolgimenti tellurici ed eruttivi (tornati alla ribalta, in modo meno energico, nell’estate del 2003, alle isole Eolie) che hanno modificato, nel corso dei millenni, la piattaforma sommersa, originando isole vulcaniche, come Pantelleria, e catene sommerse, come Scherchi.</p>
<p>Potete immaginare quante navi siano affondate a causa di quest’irregolarità del fondo del mare: la presenza di numerose ancore tuttora intatte testimonia numerosi relitti romani e cartaginesi, dell’Ottocento e ancora più moderni. Durante la seconda guerra mondiale, questo breve tratto di mare fu soprannominato &#8220;rotta della morte&#8221;, perché dal mese di novembre del ’42 al mese di maggio del ’43 si svolse un’intensa battaglia tra le forze alleate e le forze dell’asse, che portò all’affondamento di oltre cento navi. Gli scafi adagiati a basse profondità sono stati completamente distrutti dalle violentissime burrasche dei mesi invernali.</p>
<p>Vi chiederete perché questo banco è così poco conosciuto e quasi leggendario. La risposta è semplice: è molto difficile, per un subacqueo, poterlo raggiungere. Le condizioni meteomarine possono cambiare repentinamente, perché la zona è totalmente esposta allo scirocco e al maestrale (statisticamente sono i venti più frequenti, ma anche la presenza degli altri non scherza). Pochissimi sono coloro che rischiano di trovarsi nel bel mezzo di una violenti burrasca così distanti dalla costa e senza alcuna possibilità di ridosso. Attualmente, dai centri costieri, alcuni gommoni possono raggiungere in giornata il banco, fruttando al meglio i bollettini nautici e affidandosi alla velocità dei mezzi.</p>
<p>Il sistema migliore per visitare questa zona è una settimana di crociera, tenendo presente il fatto che solo nel periodo estivo vi sono garanzie sufficienti per poterla effettuare e che i cambiamenti di programma sono all’ordine del giorno. Nonostante siano soprattutto i pescatori subacquei a frequentare questo luogo, possiamo affermare che si tratti di una zona quasi incontaminata. Le forme di pesca professionale sono inattuabili considerata la conformazione del fondale e le reti a strascico sono sconosciute a questi pesci. In una settimana di permanenza abbiamo incontrato un paio di pescherecci tunisini alla ricerca di spugne e aragoste. Hanno imparato il mestiere imbarcati sui pescherecci trapanasi, poi si sono messi in proprio con i contributi stanziati dal governo tunisino e ora fanno una spietata concorrenza ai loro vecchi datori di lavoro.</p>
<p>Il banco si trova in acque internazionali, quindi, in un certo senso, del tutto privo di tutela. In realtà, non esistono altri luoghi così salvaguardati nel Mediterraneo. Affermerei che ci troviamo di fronte a un vero e proprio vivaio; s’ipotizza che qui si riproducano addirittura gli squali bianchi, avvistati più volte. Le onde e le correnti sono i guardiani di questo straordinario luogo per più di trecento giorni all’anno.</p>
<p>LE IMMERSIONI<br />
Scherchi può essere considerato l’ultimo baluardo di un Mediterraneo che non esiste più. Un ecosistema ancora intatto e vergine, dove si può fare qualsiasi tipo d’incontro. Nonostante ciò, molti subacquei restano delusi, perché il banco è vastissimo e pochissimi conoscono bene i punti migliori per immergersi. Non si vedono molti pesci in giro, sono per lo più intanati, quindi anche il fotografo deve diventare cacciatore. Succede così che a bordo si trovino subacquei con armi differenti, chi con la macchina fotografica, chi con il fucile.</p>
<p>IL PUNTO KEITH<br />
Il punto più superficiale dell’intero banco, è spesso investito da correnti fortissime, specialmente in superficie. Enormi massi si accavallano uno sull’altro, sovrapponendosi, fino a 50 metri di profondità (dove noi ci siamo fermati). La parte superiore delle rocce ricorda un prato inglese : un’esplosione di vita vegetale che conferisce al fondale un aspetto completamente verde, a perdita d’occhio. Moltissimi sargassi e laminarie spiccano sulle più comune alghe mediterranee. Le zone verticali delle rocce rivelano le migliori caratteristiche coralligene che il Mare Nostrum possa offrire : paramuricee, funicelle, falso corallo nero, spugne d’ogni specie e colore, piccoli alcionari che ricordano i più grandi cugini del Mar Rosso, tunicati, briozoi, tra cui il raro Cladopsamnia rolandi. Il substrato è ricoperto d’ogni forma di vita, colorata ed esplosiva. A 10 metri di profondità appare una vasta distesa di bassi canaloni roccioso, completamente colonizzati da migliaia d’esemplari d’Anemonia solcata.</p>
<p>BIDDLECOMBE PATCH<br />
I pescatori chiamano questo punto &#8220;il sette metri&#8221;, tale è la profondità del sommo. Costituisce un ottimo punto per l’ancoraggio notturno (sempre visto nel contesto della situazione). Un vasto pianoro roccioso degrada tutto intorno con grossi massi, ripetendo lo scenario descritto in precedenza. Regina di quest’immersione è l’aragosta : moltissime le tane abitate dal nobile crostaceo, insidiato dai pescatori tunisini e dai subacquei. Viso il numero e la dimensione degli esemplari, direi che il danno inferto dall’uomo è molto basso. Nelle tane più anguste capita di vedere numerose coppie d’antenne che fanno capolino, mentre altre volte, le aragoste scorrazzano liberamente, incuranti della presenza del subacqueo. Grossi esemplari di cernie e corvine fanno compagnia ai crostacei, mentre in acqua libera dentici enormi nuotano guardinghi. Frequente la presenza di uno dei gasteropodi più grandi e belli del Mediterraneo : Charonia nodifera.</p>
<p>SYVIA KNOLL<br />
Morfologicamente, si tratta di un grosso panettone su cui è posta l’ancora, a circa 18 metri di profondità. Tutto intorno ripide pareti verticali che cadono perpendicolari fino a 40-45 metri di profondità. Qui ho vissuto il momento più emozionante di tutta la crociera : mentre stavo fotografando delle bellissime gorgonie rosse, sono stato letteralmente avvolto da un branco di stupende ricciole, dopo pochi attimi di diffidenza mi hanno avvicinato a tal punto che avevo difficoltà nel mettere a fuoco l’obiettivo. Il margine superiore della cigliata è ricoperto d’estese colonie di Parazoanthus axinellae e Astroydes calycularis che, con il loro colore arancione, danno origine a un incredibile contrasto cromatico con le verdi alghe adiacenti. Rose di mare enormi, spugne, funicelle si districano nel raro spazio lasciato a disposizione dai madreporari. Anche qui frequenti le cernie e le aragoste, mentre sul sommo una nuvola di castagnole fittissima impedisce di scorgere l’azzurro del mare.</p>
<p>IL MERAK E IL SUO COMANDANTE<br />
Il Merak è uno yacht a vela di 24 metri varato nel 1989, che ha ottenuto la massima classificazione dei Rina. Può ospitare fino a sedici passeggeri ed è dotato di desalinizzatore, due generatori da 15 kW, riserva d’acqua di 14.000 litri, due motori Perkins da 135 cavalli ciascuno, superficie velica di 420 metri quadrati, ecoscandaglio, Gps, pilota automatico e due radar, lavatrice, lavastoviglie, compressore, bombole e pesi. Vi sono sei cabine doppie con letti a castello, due matrimoniali, una a prua e una a poppa. I servizi sono in comune, composti di quattro locali wc e tre locali doccia con acqua calda. In coperta vi è l’ampia cabina amatoriale, con letto matrimoniale e servizi privati. E’ a disposizione degli ospiti un gommone di 4.50 m con motore 25Hp. Il comandante, il Signor Filippo La Ciura, è un vero lupo di mare, esperto conoscitore del Canale di Sicilia. La settimana a bordo scorre velocissima tra stupendi tuffi e incredibili avventure, tra burrasche e imprevisti felicemente risolti. Le immersioni sono adatte solo a subacquei esperti, poiché la zona è poco conosciuta, non è disponibile una guida sub e spesso ci sono forti correnti e acqua molto fredda.</p>
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		<title>articoli: Mondo Sommerso 1998</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 16:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>merakcrociere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[MONDO SOMMERSO – N°1/2 &#8211; Gennaio/Febbraio 1998 Vacanza sub in barca a vela Una vacanza diversa, in piena libertà, a contatto con la natura e il mare. Scoprendo il mediterraneo in tutta la sua bellezza: dai porticcioli pieni di vita alle baie deserte, vagando di isola in isola per recuperare il contatto immediato con la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=merakcrociere.wordpress.com&amp;blog=3127573&amp;post=10&amp;subd=merakcrociere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><b>Vacanza sub in barca a vela</b></p>
<p>Una vacanza diversa, in piena libertà, a contatto con la natura e il mare. Scoprendo il mediterraneo in tutta la sua bellezza: dai porticcioli pieni di vita alle baie deserte, vagando di isola in isola per recuperare il contatto immediato con la forza del nostro mare. Un’esperienza possibile solo in barca, e con un comandante che conosca alla perfezione ogni baia e ridosso e, cosa altrettanto importante per noi subacquei, ogni pietra del fondale per condurci nei punti d’immersione più interessanti di ogni luogo.</p>
<p>Così è con il Merak, bella e comoda barca a vela di 23 metri studiata appositamente per la crociera subacquea, progettata a quattro mani da Ernesto Sciomachen, fra i migliori yachts designer italiani e da Filippo La Ciura, il comandante, subacqueo e uomo di mare da sempre. Subacqueo professionista e per lunghi anni, membro dell’équipe di Enzo Maiorca, dal 1989 Filippo si è dedicato con questa nuovissima barca alle crociere subacquee mediterranee : raggio d’azione l’arcipelago Toscano, Corsica e Sardegna e, soprattutto, le isole siciliane (le Eolie, Ustica, le Egadi, Pantelleria e Lampedusa), la Tunisia e il mitico Banco Skerki, accessibile solo per pochi giorni nel periodo estivo.</p>
<p>Il Merak è un ketch, uno yacht a due alberi costruito in acciaio. Può ospitare sino a 18 passeggeri, alloggiati in otto cabine (sei doppie con letti a castello e due matrimoniali, di cui una a prua e una a poppa, adattabili a triple); quattro i bagni e tre le docce, con acqua calda. In coperta si trova l’ampia cabina amatoriale con letto matrimoniale, servizi privati (doccia, lavabo e wc). Nell’ampio salone centrale, si consumano i pasti a base d’ingredienti freschissimi che comprendono sempre dell’ottimo pesce, preparato dallo stesso Filippo.</p>
<p>Il Merak, lo dicevamo, è studiato appositamente per le crociere subacquee : il &#8220;dive deck&#8221; è situato a poppa, dove si trova ampio spazio per prepararsi e saltare quindi in acqua. Bombole e piombi sono a disposizione degli ospiti direttamente in barca; due compressori, da 16.000 litri d’aria al minuto ciascuno, sono &#8220;nascosti&#8221; sottocoperta, silenziosissimi e mai avvertiti dagli ospiti, un fatto sicuramente positivo per il comfort a bordo.</p>
<p>Grande spazio sopra coperta per prendere il sole e in serata godere un drink sotto le stelle. Capaci serbatoi consentono una riserva di 14.000 litri d’acqua dolce, mentre i 5.000 litri di gasolio alimentano i due motori da 135 cavalli Perkins che consentono oltre 150 ore di navigazione a motore a una velocità di crociera di 10 nodi. Due generatori da 15 kW consentono di ricaricare torce, batterie e flash dei fotosub.</p>
<p>Loran, radar, Gps, ecoscandaglio, radio Vhf e Rtf, gli strumenti di bordo; un tender con fuoribordo per l’assistenza a mare.</p>
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